Sotto le mie mani sono passate tre navi (che prima o poi vi farò vedere... prometto!).
La primissima è stata la Santa Maria Amati, che ho fatto con le vele tutte aperte.
La seconda una specie di "galeone" (così lo chiamiamo in casa, ma secondo me è più un vascello di primo rango, dati il numero di cannoni che ha), che ho "restaurato", con le vele gonfie spiegate al vento (per tenerle in forma ha dei fili di ferro, la maggior parte arrugginita, al posto delle ralinghe e delle bugne.
La terza è la sezione di galeone elisabettiano che tutti sapete, con le vele chiuse ma non serrate.
Alla fine della fiera a me piace molto l'ultima versione.
Fare le vele serrate serrate perdi molto della preparazione, visto che ad esempio i nodi dei caricaboline e dei caricamezzi sono "dentro" la vela e non si vedono... I ferzi inutile farli, tanto non si vedono, le ralinghe si vedono solo in alto, quindi non ha senso farle tutte. Inoltre stringere la vela a salsicciotto è molto complesso... A questo punto meglio lasciare il pennone vuoto, ma anche qui ti perdi tutto il bello della velatura (almeno per me, le manovre sono la parte più entusiasmante).
Fare le vele aperte come sulla Santa Maria (prima o poi vi metterò le foto) sembra di vedere delle lenzuola stese. Vengono giù dritte, non le ho "gonfiate" con vinavil o amido. Mettere in tensione scotte e mure non mi è riuscito, e le scotte della civada sono così lasche che mi fanno voglia di tagliare e rifare la vela chiusa...
Gonfiarle con il sistema di acqua e vinavil o con l'amido sarebbe bello. Molti dicono di preparare dove tenere bloccate le vele ai quattro lati e poi, una volta bagnate, gonfiarle con un phon o un ventilatore: fanno la pancia e si asciugano. Però una vela gonfia ben fatta, oltre alla pancia, ha anche i "tagli" dei caricamezzi.
Ti posto delle foto con le differenze "visive".
Poi sta a te scegliere come fare...