Faccio un saltello all’indietro e torno alla questione dei bagli e dei quinti. Ci sono tre possibilità per accoppiare questi due elementi, allo scopo di ottenere la struttura necessaria per formare scafo e ponte: posso tagliare il quinto all’altezza del ponte e unire teste di b. e q. L’una contro l’altra, a 90 gradi circa; oppure posso lasciare il q. intero a formare lo scalmotto e piantarci contro il b., sulla faccia del q. che dà sull’interno dello scafo; oppure cerco un altro sistema, per alcuni motivi che andiamo a vedere subito. La prima soluzione, testa contro testa a 90 gradi, richiede un accoppiamento complicato, con poca superficie disponibile, pochi cm quadrati che devono scambiarsi sollecitazioni notevoli; si crea quella che in scienze delle costruzioni viene definita cerniera, proprio come quella delle porte: in pratica le due travi forzano la giunzione fino ad indebolirla, sia quando il mare o altro spingono dall’esterno sul quinto, sia quando un carico sul ponte spinge sul baglio. La seconda soluzione è buona per il b., ma non per il q., che viene spinto verso l’esterno, contro i corsi di fasciame. Considerate sollecitazioni poco intense ma continue, ad esempio come quelle causate da rollio e beccheggio o dalle onde: si legge, nelle cronache d’epoca, di vascelli così malandati che la calafatura saltava via, proprio per effetto di questi continui movimenti delle tavole, a loro volta causati dalla struttura che non era ormai mal connessa. La terza via è quella buona: aggiungo un elemento, una cinta interna, che corre lungo i q. e sulla quale appoggio i b.; in questo modo lo sforzo che ad esempio genera un singolo baglio viene distribuito sui quinti vicini, si fa lavorare tutta la struttura, da poppa a prua, anzichè solo la coppia b. & q. . La ricostruzione fatta su Vele Italiane è poco realistica, se invece osservi i disegni del pinco o della tartana di Paris su Souvenir de Marine, puoi notare che i b. innanzitutto sono in minor numero ed hanno dimensioni inferiori ai q., in sezione; di conseguenza sono scalati diversamente rispetto ai q., in pratica ad un b. non corrisponde un q.; inoltre tutti i b. poggiano sulla cinta interna, distribuendo meglio gli sforzi. E’ lo stesso pinco che compare su Vele Italiane, ma per motivi che mi sfuggono il disegno è stato semplificato, per cui questi dettagli non si vedono. Se riesco a trovare il tempo per scannare, tagliare e ridurre i disegni del Paris, li posto. Ciao
FD
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