Cominciamo dalla fine, cioè dalla chiglia: una delle prime tecniche che si apprendono è quella che prevede la chiglia in compensato da 4-5 mm, a seconda della scala, rivestita successivamente con listelli da 1 o 0.5 mm. Il risultato che si ottiene è piuttosto povero esteticamente, perchè le giunzioni tra listelli di rivestimento si vedono e le sbavature di colla pure, alla fine si fa un gran lavoro ma il miglioramento rispetto al compensato a vista è piccolo. Se tieni conto del fatto che bisognerebbe tendere a riprodurre ogni dettaglio nelle sue giuste misure e proporzioni, converrai con me che un conto è avere una chiglia fatta di listellini di materiale povero (perchè il fasciame di mansonia o tanganica, quello che impropriamente si definisce “noce”, è tutto meno che pregiato), un conto è una bella chiglia solida, tagliata nelle sue parti a misura, di pero, faggio, noce, rovere o altro. Le tecniche possibili sono due: o la tagli tutta in legno massiccio, ma questo comporta un certo spreco di materiale, cioè quello che resta all’interno dello scafo, oppure tagli la tua bella chiglia da compensato e poi sostituisci la parte che alla fine, dopo la posa del fasciame, resta a vista; per quest’ultima tecnica, vedi il wip della saettia: nella prima pagina ci sono foto che dovrebbero chiarire cosa intendo. Considera che la quantità necessaria di legno “buono” non devi necessariamente ordinarla su internet a peso d’oro: la saettia è fatta esclusivamente con pezzi di scarto di restauratori, falegnami, amici che si dilettano col legno, basta munirsi di faccia tosta e rompere un po’ di scatole nei dintorni, vedrai che il legno esce fuori ed anche di ottima qualità, perchè i restauratori non usano mica legnacci...per la corretta posa del fasciame, usa quelle istruzioni del kit per accendere un bel falò; allego due pagine tratte da un manuale scaricato dalla rete, sono abbastanza esplicative ma se hai dubbi chiedi pure. Buon lavoro,
FD
|