Orbene, ordunque e oralegale, Trink mi spinge dritto dritto verso una fase che pregusto già leccandomi I baffi fino alle orecchie: provare a buttar giù due numeri sulle forze in gioco, una volta che le forme delle vele saranno un minimo più consolidate di quanto non siano ora. Per ora, posso dire che la posizione delle antenne lascia perplesso anche me, perchè sono portato istintivamente a pensare che il punto in cui l’albero incrocia l’antenna dovesse essere un po’ più lontano dalla parte bassa (il carro), riducendo la parte che punta verso l’alto (la penna). Così com’è ora sembra che ci sia molto più peso nella parte a poppavia, con tutti gli inconvenienti del caso. Prova però ad osservare queste immagini d’epoca di vele latine: in tutte si vede proprio la stessa sproporzione tra parte a poppa e a prua dell’albero, considerato anche che qui le vele sono tutte gonfie e con la balumina spostata quindi verso prua, mentre sulla saettia sono ancora sgonfie e l’effetto di sproporzione si accentua ancora un po’ di più. L’ultima foto in basso a destra ricorda molto l’assetto della saettia. Dov’è l’inghippo, quindi? E’ nel fatto che l’equilibrio che dobbiamo considerare è dinamico, non statico: il vento spinge e solleva la vela alla quale è attaccata l’antenna, creando un centro di spinta all’interno del triangolo che alla fine sarà ad una distanza dal fulcro, dalla trozza in questo caso, paragonabile alla distanza tra trozza e punto di mura (la punta più in basso dell’antenna). Per cui, in navigazione l’insieme vela-pennone-albero doveva risultare in qualche modo più equilibrato, mentre a nave ferma probabilmente si ammainava tutto e si metteva l’antenna in un’altra posizione più favorevole, se non direttamente sul ponte, come si vede in altri dipinti d’epoca. In generale, comunque, non è chiaro come si svolgessero molte delle manovre di queste grandi antenne (quella della saettia fa circa 25m è non è certamente delle più grandi): penso con terrore ad una strambata con vento teso, anche se alcune testimonianze ci dicono che l’antenna da un bordo all’altro restava ferma e si muoveva solo la vela, che finiva per distendersi attorno ad albero e sartie, prendendone la forma. Bel pippone archeomodellistico, vedremo di svilupparlo, ciao!
FD
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