Da quel che mi è parso di capire, alla fine questa vicenda si è giocata tutta sulla qualità ed attendibilità delle prove. A quelle e solo a quelle i giudici devono fare riferimento, ed il nostro codice di procedura penale è assai rigoroso sia in riferimento a ciò che viene prodotto nelle aule di giustizia, sia in riferimento alla loro ammissibilità e valutazione; i giudici, insomma, a mio avviso hanno fatto correttamente il loro mestiere: se il "materiale" non era "affidabile" su di esso non andava basata una condanna.
Piuttosto, la vicenda pone una questione: perchè in aula di giustizia sono arrivati materiali così "incerti"? Anche io sono un fan di C.S.I, in tutte le salse in cui ci viene proposto. Al di là della differenza che può esserci - e sicuramente c'è, anche negli U.S.A. - tra realtà e finzione ... nei vari telefilm ho notato una cosa: di tanto in tanto emergono aspetti "procedurali" interessanti.
Da quei riferimenti al "rispetto dei protocolli", ai "sistemi di verifica interni", alle "ispezioni periodiche sul mantenimento degli standard" al cui esito negativo consegue la "inutilizzabilità delle prove" emerge una organizzazione della polizia che fissa regole assai rigide sulla acquisizione, conservazione, trattamento di materiale probatorio e che controlla molto puntualmente il rispetto di queste regole; tesa ad evitare, palesemente, situazioni come quella che si è verificata a Perugia. Un sistema di qualità, insomma, dal quale potrebbe prendersi qualche spunto di riflessione.
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Un rametto d'esperienza vale un'intera foresta di avvertenze (James Russell Lowell)
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