Interessante discussione, in attesa di problemi modellistici più classici. Nel mio caso, la prima scrematura, come hanno sottolineato gli altri, la fanno la scala e la qualità dei dettagli con cui posso personalizzare il modello: ho bisogno di un minimo di sovrastrutture, di interni, di macchinari e di fregi che mi tengano occupato. Non è che un vascello della compagnia delle indie orientali non mi attiri, ma in scala 1:36 diventa un tantino ingombrante. Posta questa condizione necessaria, il modello deve darmi la possibilità di lavorare a 360 gradi a partire dai disegni: se le linee d’acqua sono buone, nel senso che sono storicamente attendibili, se ho un minimo di immagini d’epoca disponibili, anche un paio di disegni possono fare la differenza, allora ho trovato il mio modello. In questo caso posso disegnare, fare calcoli, posso fare ricerche sui testi, posso trovarmi di fronte a quesiti da sciogliere, con più possibilità di soluzione, per cui si tratta di mettere in moto le rotelline e ragionare per andare più vicino possibile al vero. Di conseguenza, vado quasi sembre a sbattere contro modelli poco o per niente frequentati: per esempio una nave etrusca, una romana, una pilotina rilevata dal vero, una saettia, per arrivare al prossimo che probabilmente sarà un liuto. Diciamo che meno c’è, meglio è, però quel poco che c’è deve essere attendibile e sufficiente a impostare il modello. Sempre continuando su questa linea, un modello di cui so tutto, replicato centinaia di volte, di cui magari esiste una monografia che spiega chiodo per chiodo, non ha altrettanto fascino, per me. Infine, un criterio sempre valido: dve colpire l’occhio, se non mi piace non lo faccio. Ciao
FD
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