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Quote:
Penso che neanche chi la costruisse in ammiragliato metta tutti quei tiranti :nuova0um: |
ti dirò....
mi stanno venendo un sacco di idee malsane per quando passerò all'ammiragliato... questa è una delle idee che potrebbe portare all'estrema conseguenza di bandire il più possibile la colla... ma prima mi devo documentare molto bene e ho un bel po di libri da studiare... anche l'idea di lavorare con essenze tipo ebano è una cosa che mi intriga moltissimo, per non dire che mi ha stregato dopo aver visto "la belle" di nostromo Long John's Café Forum • Leggi argomento - La Belle - Riccardo Mattera (nostromo) |
Nostromo, che ho conosciuto in altri lidi, e' un vero maestro. Lo fa di mestiere, e fa dei modelli veramente ma veramente incredibili! :bowdown:
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4 allegato(i)
Ciao, scusa per il ritardo della risposta, ma torno oggi dalle ferie. Riprendo confidenza con il forum partendo proprio dalle tue domande, a cui provo a rispondere.
1) Il fatto che non vengano realizzati non significa che gli elementi di unione non ci fossero, anzi: tra i sistemi da te citati, ne manca uno fondamentale, che oggi chiamiamo bullone, dato da una vite più un dado di serraggio. Si usava molto, specialmente nelle punti più soggetti a sforzi di vario tipo. Non credo che il chiodo e il dado fossero filettati, probabilmente quest’ultimo era fissato a caldo a forza di martellate o con qualche chiavetta, comunque l’idea era quella di stringere gli incastri da una parte e dall’altra, facendo passare una lunga asta, quella che io chiamo vite, attraverso un foro passante fatto in precedenza. Allego qualche foto di quel che resta della ruota di prua del galeone svedese Elefanten, in cui si vedono le teste dei bulloni. L’acqua, poi giocava un ruolo fondamentale: man mano che lo scafo era in mare, il legno si bagnava e si gonfiava, aumentando il serraggio dei pezzi e migliorando l’impermeabilita. Ad esempio, i cutter inglesi con scafo a clinker erano un dramma nei primi giorni dopo il varo, facevano acqua come fontane, poi il legno si gonfiava e la stiva tornava asciutta. 2) Si mettono i chiodini perchè spesso i modellisti non guardano il vero, fanno solo ciò che a loro sembra piacevole alla vista. 3) A parte le zone che ricevevano una qualche attenzione dal punto di vista estetico, come ad esempio le aree a poppa destinate agli ufficiali, per il resto le navi venivano costruite con strumenti non molto raffinati: sega e ascia. Se osservi gli interni di alcuni vascelli sopravvissuti, puoi notare quanto le superfici siano irregolari, anche se gli incastri sono eseguiti a regola d’arte, quelli sì che erano curati al millimetro. Uno degli strumenti che ancora oggi usano alcuni costruttori di barche in legno tradizionali ha la forma e si manovra proprio come una zappa, con una lama però molto più affilata, l’ho visto usare per dare la misura giusta alla parte interna dei madieri. Per quanto mi riguarda, non lascio mai spigoli vivi nelle parti strutturali, ma li arrotondo con la carta vetrata e cerco di dare dei colpi casuali, anche col tagliabalsa, proprio per simulare l’irregolarità del lavoro dei maestri d’ascia. 4) Boh!! 5) Molte scale vengono dal mondo anglosassone, in cui le modalità di costruzione dei modelli erano strettamente regolate dall’ammiragliato. Lassù si esprimono le scale con formule tipo “X piedi corrispondo a Y pollici”, questo dovrebbe portare ai nostri 1: 24, 36 e via dicendo. Se vuoi farti venire un sonoro mal di testa, prova a cercare maggiori info in rete e comincia a calcolare. L’alternativa è impiegare lo stesso tempo per qualcosa di più produttivo, per esempio un bel giro in spiaggia o una frittura di pesce. 6) Lenght of the Keel for Tonnage della nave di sua maestà Bethia, poi diventata Bounty: 69 piedi, 11 pollici e 3/8. Upper Deck, 91 piedi. Questo dicono le carte ufficiali, lascerei stare le case di modellismo.... Buon divertimento, ciao! Francis Drake |
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