Anticamente, negli arsenali navali, al momento di costruire una nuova nave, accadeva esattamente quello che succede oggi al momento di affrontare un progetto complesso: era necessario approvvigionarsi di pezzi disponibili già pronti sul mercato e bisognava costruire da zero tutto quello che i fornitori non avevano. Il contratto di costruzione (ne esistono di molto antichi, anche del ‘400 e del ‘500, ne ho trovati alcuni pubblicati) indicava tutte le dimensioni e i pesi del materiale grezzo, legname, cordame, ancore, ecc. . Vicino ai boschi dove venivano tagliati gli alberi, apposite segherie tagliavano il legname in tavole di formati standard con tutti i mutlipli e sottomultipli, ad esempio in liguria li chiamavano “squeri”, “mezzi squeri” e via dicendo. Con queste tavole dritte si fasciava tutto quello che era possibile: ponte, sovrastrutture, opera morta. Al massimo, erano lunghe sui 5-6 metri. Tenete conto che dovevano essere trasportate su carri e chiatte, più lunghe avrebbero creato problemi. Tutto il resto doveva essere tagliato su misura: il maestro d’ascia segnava e numerava nei boschi gli alberi destinati, per la loro forma, ad una precisa ordinata, o ginocchio o altro. Le tavole dell’opera morta erano fatte su misura, rastremando leggermente a prua, mai più della metà della larghezza iniziale. Soprattutto, non erano tavole dritte, ma tagliate ad “S”, per compensare la differenza di raggio delle ordinate. E’ un principio che si può seguire anche usi modelli, a patto di tagliare i listelli dell’opera viva su misura. Ciao
Francis Drake
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