Re:Consigli Verniciatura
Ciao Jeeg, mi pare che ci sia un po’ di confusione nell’aria, tra vernici, mordenti, trasparenti, tipi di finitura...partiamo da questi ultimi, cominciamo dal fine e vediamo qual’è il mezzo adatto a raggiungerlo.
Finitura: i primi modelli escono quasi sempre con una finitura tipo “comodino”, che a mio parere è semplicemente da evitare. Per inesperienza, si cerca di far risaltare il modello con il legno bene in vista, tinto con mordente e spalmato con vernici sintetiche tipo flatting, che conferiscono un aspetto più o meno lucido. Il risultato è “plasticoso”, da soprammobile, se non da giocattolone per bimbi troppo cresciuti.
Una prima finitura da prendere in considerazione è quella che fotografa la nave come appena uscita dal cantiere: vernici brillanti, pulite, vele candide, sartiame in ordine. Il tempo non ha ancora lasciato tracce.
Secondo tipo: l’imbarcazione è in acqua da tempo; la vernice si scrosta qua e là, si notano rappezzature alla verniciatura, l’acqua scola e lascia tracce di ruggine, sporco, sale...il ponte mostra tracce di usura, schiarito nei punti di passaggio e scuro negli angoli dove non va mai nessuno.
Altro tipo: modello di cantiere. Qui il gioco si fa duro, si tratta di fare una replica dei modelli costruiti in cantiere per verificare le proporzioni prima della costruzione della nave, che servivano anche come prova per la tinteggiatura. Erano modelli scarni, senza dettagli, senza vele, con solo le manovre essenzial e con le strutture interne bene in vista. Li faceva direttamente il maestro d’ascia o il suo staff, non è che ci andasse tanto di fino...è da consigliare a chi mastica legno da un po’ di tempo, più che la mano serve un occhio allenato a questo tipo di modelli.
Raffinatezza da gourmet: modello di cantiere invecchiato: si tratta di simulare l’invecchiamento del tempo su un modello, non quello del mare su una nave. Riuscite a cogliere la differenza? Qui servono mani da falsario.
Ragionate su queste finiture, più tardi provo a inviare due righe su mordenti e vernici. Ciao,
Francis Drake
|